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  Il Credito Italiano, con più di 100 anni di storia al suo attivo, è stato uno dei principali protagonisti della storia del settore bancario del nostro Paese. Ecco, in questa sintetica cronologia, i momenti fondamentali.
 
1870 Fondata la Banca di Genova da azionisti locali, nobili (Pallavicino, Balbi), banchieri (Quartara, Polleri) e mercanti (Lagorio, Dodero, Bacigalupo). Presidente è il marchese Camillo Pallavicini.Capitale 2 milioni di lire.
Immediata quotazione in Borsa. Una delle sue prime operazioni sarà la creazione del Banco de Italia y Rio de la Plata a Buenos Aires.
 
1880 La Banca di Genova inizia l'attività di banca mista assumendo partecipazioni in imprese industriali e commerciali. Le sue operazioni sono basate principalmente sul capitale, che varia quindi più volte tra i 5 e i 20 milioni, in funzione dell'andamento degli affari.
 
1890 Erasmo Piaggio, eletto presidente della Banca di Genova, si orienta verso più stretti collegamenti con le altre piazze finanziarie italiane per superare gli effetti della grave crisi di fine Ottocento, nonostante l'opposizione degli azionisti banchieri locali.
 
1895 La Banca di Genova prende il seguito della Banca Vonwiller a Milano, aumenta il capitale da 5 a 14 milioni e muta il suo nome in Credito Italiano, per sottolineare il programma d'azione esteso ora a tutto il Paese. Presidente Erasmo Piaggio, direttore generale Erminio Di Gozembach (Vonwiller). Principali nuovi azionisti i Vonwiller, La Banca Manzi di Roma, la Warschauer di Berlino. I dipendenti sono meno di 100, i depositi della clientela 32 milioni, il 2% del sistema.
 
1896 Nuovo presidente Giacomo Filippo Durazzo Pallavicini.
 
1897 Viene costituita la Direzione Centrale, con due direttori: Enrico Rava e Guglielmo Pfizmayer. La banca sarà governata da un gruppo di direttori centrali fino al 1914.
 
1898 Aumento del capitale a 25 milioni; nuovi grandi azionisti il Comptoir d'Escompte di Parigi e il Credit General Liegiois. La Banque Commerciale di Basilea e G. Battista Pirelli. Apertura della Succursale di Firenze (Ufficio Cambio Pestellini).
 
1901 Aumento del capitale a 35 milioni, apertura della Sede di Roma (rilievo Banca Manzi). Anche Giorgio Manzi diventa direttore centrale.
 
1904 Aumento del capitale a 50 milioni, nuovi grandi azionisti Banque de l'Union Parisienne e Banque Francaise pour le Commerce et l'Industrie di Parigi.
Federico Ettore Balzarotti è nominato quarto direttore centrale.
 
1905 Apertura della sede di Napoli (Banca Meuricoffre) e della Succursale di Bari (Banca Vito Di Cagno). Istituito il fondo pensioni per i dipendenti.
 
1906 Il Credito Italiano ha 650 dipendenti in 12 filiali. Nella sua qualità di banca mista, oltre a seguire gli affari ordinari di banca per i propri clienti, partecipa alla creazione di tutte le più importanti iniziative del primo grande sviluppo industriale italiano avvenuto tra il 1896 e il 1914 come la Branca, la Vizzola, Eridania, SIP, Ferriere di Voltri, Elba, OM, Montecatini, Italgas.
 
1907 Aumento di capitale a 75 milioni, altri grandi azionisti la Banca Leu di Zurigo, la Nationalbank fur Deutschland. La Direzione Centrale è trasferita da Genova a Milano, nella nuova sede di Piazza Cordusio (nella foto a lato). Resta a Genova la sede legale. Il Credito Italiano partecipa con la Banca d'Italia e la Comit al salvataggio della Società Bancaria Italiana.
 
1908 Il Credito Italiano prende parte con il 10% alla fondazione del Banco Lariano.
 
1909 Eletto presidente l'ingegnere Giuseppe Colombo, fondatore della Edison e massimo tecnologo italiano.
 
1911 Aperta la sede di Londra. Giorgio Manzi ne assume la direzione. Creata con soci belgi, la Banca Italo Belga in Sud America (Brasile, Argentina e Uruguay). I dipendenti del Credito Italiano sono ora 1.400 in 19 filiali. I depositi della clientela ammontano a 360 milioni e sono saliti al 7% del sistema.
 
1914 Nominati per la prima volta degli amministratori delegati: Guglielmo Pfizmajer e Federico Ettore Balzarotti, al di sopra dei direttori centrali. Alla vigilia della guerra controllano l'azienda due gruppi di azionisti in equilibrio: le grandi banche estere (francesi, tedesche, belghe e svizzere) e gli industriali e banchieri italiani, i più importanti dei quali sono i Pirelli e i Treves. Le filiali sono 32 e i dipendenti sono saliti a 2.160 (100 lavorano nella Direzione Centrale e, caso unico nel sistema bancario dell'epoca, sono per il 50% donne).
 
1916 Essendo Pfizmajer tedesco, Balzarotti resta amministratore delegato unico.
 
1917 Aumento di capitale a 100 milioni, non partecipano le banche tedesche e quelle svizzere legate a esse. Inizia a operare l'Ufficio di rappresentanza di New York.
 
1918 Aumento di capitale a 150 milioni. Non partecipano le banche straniere. Entrano come nuovi importanti soci Giovanni Agnelli e Riccardo Gualino. Le banche estere non sono più in condizioni di influire sul controllo. Istituite le figure dei condirettori centrali. Alla fine della guerra la banca ha 4.200 dipendenti, 250 dei quali in Direzione Centrale.
 
1915/1918 Durante la guerra 600 dipendenti sono chiamati alle armi, 110 moriranno in combattimento. Il Credito Italiano sviluppa l'utilizzo delle tecniche pubblicitarie per il collocamento dei prestiti nazionali di guerra. La banca è prima in tutti i sei collocamenti e fa creare per essi le notissime figure dell'Alpino e del Fante disegnate da Mazza e da Mauzan.
 
1919 Aumento del capitale a 200 milioni, necessario ad adeguarne il valore per l'inflazione bellica. Viene acquisito il controllo di banche locali: Banca del Monferrato, Banca di Legnano, Credito Varesino e Banca Unione.
 
1920 Aumento del capitale a 300 milioni. L'operazione è necessaria per bloccare una scalata. Costituita la Compagnia Finanziaria Nazionale alla quale è conferito un consistente pacchetto di azioni Credito Italiano per facilitare il controllo.
La Direzione Centrale, molto cresciuta durante la guerra, viene articolata in numerosi uffici, i futuri Servizi DC, parecchi dei quali dedicati al mercato estero. Creazione di una rete di banche controllate all'estero: Austria, Svizzera, Germania, Francia, Egitto, Cina.
 
1921 Eletto presidente Federico Ettore Balzarotti alla morte di Colombo. Caduta della Banca Italiana di Sconto, ne prende il seguito la Banca Nazionale di Credito che, per indicazione della Banca d'Italia, si appoggerà poi al Credito Italiano. Riccardo Gualino lascia per dissensi il CdA. Amministratori delegati Carlo Orsi, Alberto Lodolo e Mario Rossello. Il numero dei dipendenti raggiunge il massimo postbellico con 6.600 unità (400 nella Direzione centrale) nel pieno della crisi di riconversione del paese.
 
1924 Tentativo di scalata al Credito Italiano da parte di Riccardo Gualino. La scalata, riuscita, viene respinta a caro prezzo, con l'aumento del capitale a 400 milioni e grazie sia all'intervento del governo che alla favorevole attitudine di Giovanni Agnelli. Anche Carlo Feltrinelli, alleato fin dal 1919 per la rete estera, diventa in questa occasione uno dei maggiori azionisti ed entra a far parte del Consiglio di amministrazione. Carlo Orsi amministratore delegato unico. Il controllo dell'azienda è completamente attuato tramite la Compagnia Finanziaria Nazionale. Il numero dei dipendenti dopo una riorganizzazione è diminuito a 4.800 a parità di sportelli. Il ROE è del 10,5%.
 
1926 Il Credito Italiano organizza la creazione della Banca Nazionale d'Albania e con essa del sistema monetario di quel paese, privo fino ad allora di una moneta propria. L'incarico era stato affidato all'Italia dalla Società delle Nazioni.
 
1928 Eletto presidente Carlo Feltrinelli, alla morte di Balzarotti.
 
1929 Il Credito Italiano ha 121 sportelli e 4.200 dipendenti e costituisce, alla vigilia della grande crisi mondiale, il 7,9% del sistema bancario italiano, il suo ROE è del 9,5%.
 
1930 Il Credito Italiano (seconda banca del paese per dimensioni) effettua la maggiore fusione bancaria mai avvenuta fino ad allora in Italia, incorporando la Banca Nazionale di Credito (terza banca del paese). L'operazione è sollecitata dal Governo che teme per la stabilità della BNC. Le partecipazioni delle due banche miste vengono a loro volta fuse tra loro in un'unica Finanziaria. Il capitale sale a 500 milioni e a 300 milioni le riserve.
 
1931 In seguito agli effetti della crisi del '29, viene effettuata un prima sistemazione delle partecipazioni in perdita con l'intervento dello Stato. Le altre, che hanno buone prospettive, vengono concentrate nella Elettrofinanziaria.
 
1933 Il continuo aggravarsi della crisi spinge lo stato alla decisione di creare l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, con l'incarico di smobilizzare tutte le partecipazioni delle banche miste. L'IRI diventa in tal modo titolare del 78% delle azioni del Credito Italiano e del 94% delle altre due banche miste. Il Credito Italiano resterà l'unica delle tre banche a conservare sempre una certa partecipazione degli azionisti privati. L'Elettrofinanziaria viene liquidata. Il consiglio di amministrazione è ridotto da 28 a 10 membri, continuano a farne parte Alberto Pirelli e Giovanni Agnelli.
 
1934 Definitiva "irizzazione" del Credito Italiano. Pirelli esce dal consiglio, sostituito come vice presidente da Carlo Orsi, che lascia l'incarico di amministratore delegato a due dirigenti interni scelti dall'IRI: Mino Brughera, uno dei creatori delle strutture dell'Istituto all'inizio del secolo e ottimo banchiere, e Giovanni Stringher, figlio del primo Governatore della Banca d'Italia Bonaldo Stringher e abile uomo di relazioni sia interne che internazionali, richiamato da Londra dove era Direttore della Sede. Azzerate le riserve e le partecipazioni in Italia, il Credito Italiano conserva solo le banche possedute all'estero.
 
1935 Eletto presidente Pier Gaetano Venino, alla morte di Feltrinelli. Incorporazione della controllata Banca del Monferrato. L'IRI liquida il Credito Marittimo e cede 50 sportelli al Credito Italiano, 14 dei quali restano operativi, gli altri vengono fusi con i coesistenti. Dopo 65 anni la quotazione in borsa del Credito Italiano viene sospesa, come del resto quella di tutte le altre banche. Riprenderà solo dopo 35 anni.
 
1936 La legge bancaria limita ufficialmente l'attività delle banche al solo credito ordinario, salvo specifica autorizzazione. Il Credito Italiano, come le altre ex banche miste, è dichiarato Istituto di Diritto Pubblico. L'apertura di nuovi sportelli è subordinata per tutte le banche all'autorizzazione dell'Organo di Vigilanza. Negli anni successivi il ROE del Credito Italiano si assesterà tra il 4 e il 5%.
 
1937 L'IRI, creato come Ente provvisorio diviene definitivo e nascono le BIN. Per non far perdere infatti alle ex banche miste, Credito Italiano, Banco di Roma e Banca Commerciale Italiana, la loro caratteristica di Società Anonime (cioè per azioni) l'IRI ne muta la qualifica da Istituti di Diritto pubblico a Banche d'Interesse Nazionale.
 
1938 La Vigilanza elabora un piano nazionale degli sportelli che impone al Credito Italiano di cederne 22 ad altre banche, ricevendone in cambio 8, tre dei quali in Sardegna e uno in Istria. Questa impostazione verrà in seguito definita come la foresta pietrificata.
 
1940 Allo scoppio della guerra le sedi di Londra e New York vengono chiuse e messe in liquidazione dagli Alleati. Si interrompono le comunicazioni con la rete estera, salvo la Cina con la quale si riesce a comunicare via Svizzera fino al 1943.
 
1942 Il numero dei dipendenti richiamati alle armi raggiunge le 1.900 unità. I caduti in tutto il conflitto saranno 136.
 
1943/1945 La banca si trova divisa in due dagli eventi bellici seguiti alla resa dell'Italia l'8 settembre 1943. Il sud si organizza separatamente, dal giugno 1944, usando l'Ufficio di Rappresentanza di Roma come Direzione Centrale. Uno degli amministratori delegati, Stringher, si trova già sul posto. A Milano resta l'altro amministratore, Brughera, che offre la copertura del Credito Italiano al finanziamento dei corpi partigiani da parte degli Alleati. La redditività scende a livelli prossimi allo zero, con ROE tra lo 0,64% e l'1,13%.
 
1945 Eletto presidente Alfredo Pizzoni, un funzionario della Direzione Centrale, che ha presieduto in clandestinità il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, durante tutta la Resistenza. Brughera lascia l'incarico di amministratore delegato unico a Giovanni Stringher e viene nominato vice presidente.
 
1946 La rete di filiali e banche controllate estere viene chiusa o non riaperta, e sostituita da una mezza dozzina di Uffici di Rappresentanza. Il Credito Italiano partecipa alla creazione di Mediobanca.
 
1949 Aumento di capitale a 1,75 miliardi. Il Credito Italiano ha 253 sportelli (18 sedi, 112 succursali, 119 agenzie e 4 uffici cambio) i dipendenti sono 9.000 in tutto. Inizia ad operare a Milano il primo Centro meccanografico a schede perforate. Si manifesta la ripresa postbellica, il ROE, che era rimasto sotto il 2% fino al 1947 risale al 7,57% nel 1948 e al 9,55% nel 1949.
 
1956 Viene inaugurato il servizio automatico di versamenti e deposito valori "Cassa continua". Il ROE è del 17,9%, l'anno precedente ha raggiunto il massimo postbellico con il 20,53%.
 
1958 Eletto presidente Giovanni Stringher, alla morte di Pizzoni. Stringher lascia l'incarico di amministratore delegato, sostituito da Mario Schiavi e Arturo Stoffel.
 
1959 Aumento del capitale a 15 miliardi. Necessario dopo un decennio di forte ripresa economica e crescita dell'azienda.
 
1960 Il Centro meccanografico diviene Centro elaborazione dati con l'installazione del primo elaboratore elettronico capace di leggere nastri magnetici, il Gamma 60.
 
1963 Mario Schiavi è nominato vice presidente. Lo sostituisce come amministratore delegato Mario Lazzereschi. Nella prima metà degli anni Sessanta il ROE si colloca tra il 10 e l'11%.
 
1966 Aumento del capitale a 30 miliardi. Eletto presidente Francesco Vito, al posto di Stringher nominato consigliere, Michele De Michelis amministratore delegato al posto di Stoffel, anch'egli nominato consigliere. Creato il servizio Assegni turistici per la clientela che si reca all'estero.
 
1967 Giuseppe Cannoni nominato amministratore delegato al posto di Lazzereschi. Istituita la copertura assicurativa per i clienti titolari di depositi.
 
1968 Eletto presidente Silvio Golzio. Inizia lo scambio di informazioni con le aziende servendosi di supporti elettronici.
 
1969 Nominato amministratore delegato Lucio Rondelli al posto di Cannoni. Primo collegamento in tempo reale tra le filiali di Milano, Torino e Roma con il Centro contabile. Giovanni Agnelli entra a far parte del consiglio di amministrazione, nel quale resterà per vent'anni. Inizia a operare Capital Italia, il primo fondo comune di investimento di diritto lussemburghese denominato in dollari Usa.
 
1970 Il Credito Italiano festeggia solennemente i suoi 100 anni con un raduno dei quadri a Roma. I dipendenti sono in tutto 10.200. Viene creato il servizio dei "Crediti personali" per la clientela retail, con rimborso del prestito in rate mensili.
Aumento del capitale a 45 miliardi. Riprende, dopo 35 anni, la quotazione in Borsa delle azioni Credito Italiano, a seguito anche di un loro collocamento presso il pubblico.
 
1971 Riaperta la filiale di Londra. Adesione al gruppo multinazionale di banche Orion insieme alla Chase Manhattan, la National Westminster, la Royal Bank of Canada, la Westdeutsche Girozentrale e Mitsubishi Bank.
 
1972 Alessandro Nezzo nominato amministratore delegato al posto di De Michelis nominato consigliere, dimissionario nello stesso anno Nezzo viene sostituito da Mario Rivosecchi. Installati due potenti computer Honeywell 6000 (il tipo usato dalla Nasa per il viaggio sulla luna nel 1969) allo scopo di collegare tutte le filiali tra loro e con il Centro contabile in tempo reale. Inizia l'attività Credit Factoring. Inizia la distribuzione di carte di credito con Eurocard. La controllata Banca Milanese di Credito viene trasformata in Banca Creditwest d'intesa con la National Westminster, che assume in essa una partecipazione.
 
1973 Riaperta la sede di New York. Il Credito Italiano crea nella Direzione Centrale un servizio marketing. Effettuato un completo restyling delle filiali e creato un nuovo marchio aziendale, potenziati gli studi sulla clientela e l'attività pubblicitaria assume un carattere sistematico e programmato.
 
1974 Creata la linea dei Conti famiglia, come canale privilegiato per il contatto con la clientela retail, in particolare Dipendenti di gruppi aziendali. Il ROE, che si era collocato tra l'8 e il 9% dopo il 1966, scende al di sotto del 5%. Inizia l'accantonamento di riserve che si porteranno al di sopra del capitale.
 
1975 Aperto un Ufficio di Rappresentanza a Mosca. Costituito un Centro di Formazione Professionale a Milano. Viene acquistata un'antica villa a Lesmo per trasferirvelo dopo il restauro. Dall'anno successivo e per i successivi decenni tutto il personale vi effettuerà prolungati e ripetuti stage di formazione generale e specialistica.
 
1976 Il Credito Italiano si collega al sistema internazionale elettronico dei pagamenti SWIFT. Inizia l'operatività del Centro di Formazione Professionale a Lesmo. Ogni anno tra il 10 e il 20% dei dipendenti vi frequenterà stage di durata fino a tre mesi.
 
1977 Il personale ha raggiunto le 14.500 unità. Operanti su 310 sportelli. Il Credito Italiano inizia a operare nel campo del Leasing attraverso la società Selma.
 
1978 Aumento del capitale a 80 miliardi. Il Credito Italiano è tra i soci fondatori della Monte Titoli, con il 4%. Acquistato il 50% del capitale di Eurocard Italiana Spa, società per il collocamento delle carte di credito.
 
1979 Eletto presidente Alberto Boyer, che prende il posto di Silvio Golzio. Inaugurato il nuovo grande edificio per uffici della Direzione Centrale in via Bianca di Savoia a Milano.
 
1980 Costituito presso la Direzione Centrale il Centro cambi per le divise estere. Completata la connessione in tempo reale dell'intera rete italiana dell'istituto.
 
1981 Aumento del capitale a 160 miliardi. Durante il boom della borsa di quell'anno la quotazione del Credito Italiano raggiunge il livello record di 14.400 lire. Ceduta la partecipazione nella Orion international, non più necessaria per gli autonomi sviluppi nell'operatività sull'euromercato.
 
1982 Aperta la filiale di Tokyo, per trasformazione del locale Ufficio di rappresentanza. Sciolta la sede di Milano Succursali, che coordinava l'attività nei centri minori di un vastissimo territorio. Inizia la riorganizzazione della rete in Gruppi autonomi alle dirette dipendenze della Direzione Centrale, estesa poi alle altre regioni distaccando Gruppi autonomi dalle Sedi maggiori.
 
1982 Ristrutturazione e potenziamento del servizio Tramiti Commerciali con l'estero. Il Credito Italiano ha 17.200 dipendenti; gli sportelli a piena operatività sono 329, più 73 sportelli interni aziendali.
 
1983 Il Credito Italiano acquisisce una partecipazione di rilievo nella Centrale dei Bilanci. Installati i primi 50 sportelli automatici Bancomat. Il patrimonio complessivo supera i 1.000 miliardi.
 
1984 Aumento del capitale a 320 miliardi. Avviato il servizio di Gestione dei patrimoni mobiliari. Costituita la società Gesticredit per operare nei fondi comuni di investimento; i primi emessi sono CapitalCredit e RendiCredit. Operativo l'accordo con il Touring Club Italiano per il servizio CrediTouring. Costituita la Merchant Bank Credito Italiano Ltd a Londra.
 
1985 Pier Carlo Marengo viene nominato amministratore delegato al posto di Rivosecchi, cessato per raggiunti limiti di età. Lanciata la campagna d'immagine della "Signora in doppio petto grigio", la prima campagna pubblicitaria di banca effettuata privilegiando gli spot trasmessi con il canale televisivo. Riceverà il premio dell'European Financial Marketing Association come la migliore dell'anno.
 
1986 Aumento del capitale a 500 miliardi. Emesse per la prima volta delle Azioni di Risparmio. Inizia l'operatività dei sistemi di Home banking e di Cash management per i clienti.
 
1987 Eletto presidente Natalino Irti. Aumento del capitale a 800 miliardi. Emesso il primo bilancio consolidato di Gruppo certificato da una società di revisione, relativo all'esercizio 1986. Superato il numero di 1.500.000 clienti. Aperto un Ufficio di rappresentanza a Pechino.
 
1988 Apertura della filiale di Madrid. Completato il piano nazionale di ristrutturazione degli sportelli e della rete delle filiali, tutte organizzate in Gruppi alle dirette dipendenze della Direzione Centrale: gli sportelli sono 500. La partecipazione in Mediobanca scende dal 20 al 9%.
 
1989 Ha inizio la distribuzione di prodotti assicurativi a seguito di un accordo con la Commercial Union e la rete di collocamento Mediofin. Inaugurato il nuovo Centro elettronico di Lampugnano, il primo edificio "intelligente" e interamente cablato di Milano. L'Ufficio di rappresentanza di Hong Kong viene trasformato in filiale. Il Credito Italiano cerca di acquisire il controllo della Banca Nazionale dell'Agricoltura, con l'obbiettivo di una fusione, che sarebbe la prima di rilievo dopo una stasi di sessanta anni seguita alla grande fusione tra Credito Italiano e Banca Nazionale di Credito. L'operazione non riesce.
 
1990 Lucio Rondelli lascia il Credito Italiano, sostituito nella carica di amministratore delegato da Piero Barucci. Anche i due vice presidenti, Carmelo Petyx e Leo Solari sono sostituiti da Enrico De Mita e Arrigo Gattai. Liberalizzata dopo più di cinquanta anni l'apertura degli sportelli bancari: il Credito Italiano apre 73 nuovi insediamenti entro l'anno.
 
1991 Viene costituita SimCredit Società per azioni di Intermediazione mobiliare. Le partecipazioni nel Leasing e nel Factoring vengono concentrate nella Credit Holding Italia. Nell'ambito Iri si ventila per la prima volta l'ipotesi di una integrazione tra Credito Italiano e Banca Commerciale Italiana. Aperti altri 60 sportelli a operatività piena. Inizia la vendita di polizze assicurative attraverso Broker Credit. Assorbita la Banca Mediterranea di Credito operante in Sicilia.
 
1992 Egidio Giuseppe Bruno nominato amministratore delegato in luogo di Piero Barucci. Il Credito Italiano è trasformato in "Gruppo Polifunzionale", da articolare in subholding affiancate alla già esistente Credit Holding Italia. Aperti 70 nuovi sportelli, il numero di quelli a piena operatività è salito a 529, per contro il numero dei dipendenti è sceso a 16.200. Acquisita partecipazione di maggioranza relativa nella Banca Popolare di Spoleto.
 
1993 Il Credito Italiano è la prima banca del sistema Iri ad essere privatizzata con il collocamento della maggioranza delle azioni.
Costituito presso la Direzione Centrale il Foreign department per le operazioni da e per l'estero. Inaugurata la nuova Dealing room di tesoreria lire e divise. Aperta la filiale di Parigi e chiusa Tokyo, spostando l'operatività dell'estremo oriente su Singapore.
Lanciati i prodotti "Formula giovani" e il programma previdenziale "Fututo attivo". Assorbite la Banca Agricola Nord Calabria e la Cassa Rurale e Artigiana di Palma di Montechiaro in Sicilia.
 
1994 Eletto presidente Lucio Rondelli in sostituzione di Natalino Irti, vice presidente Egidio Giuseppe Bruno, in luogo di De Mita e Gattai.
Amministratore delegato unico Egidio Giuseppe Bruno, per le dimissioni di Marengo.
Il numero degli sportelli a piena operatività è salito a 612, il numero dei dipendenti è diminuito a 15.400. Il gruppo viene ristrutturato incorporando le sub holding. Assunta partecipazione di maggioranza relativa nella Banca Cattolica di Molfetta. Il ROE giunge al minimo postbellico, inferiore al 3%.
 
1995 Aumento di capitale a 1.120 miliardi. Nominato direttore generale Alessandro Profumo con l'incarico di sovrintendere all'intera Direzione Centrale.
Un'Offerta Pubblica di Acquisto di 3.700 miliardi conferisce al Credito Italiano il controllo del Gruppo Credito Romagnolo, d'intesa con Carimonte Banca e la RAS. Successivamente Credito Romagnolo e Carimonte si fondono, dando vita a Rolo Banca 1473. Varato un piano industriale con l'obbiettivo di portare stabilmente il ROE al di sopra del 10% entro tre anni. Il piano avrà un successo superiore a ogni aspettativa.
 
1996 A tre anni dalla privatizzazione i maggiori azionisti sono: Franco Tosi 3%, Allianz 3%, Commercial Union 2%, IRI 1,7%, Fininvest 1,6%, Fondigest 1,5%, Max Mara 1,4%, Arca 1,3%, Leonardo Finanziaria 1,3%, Carimonte Holding 1,2%. Gli sportelli a piena operatività sono 644, il personale è diminuito a 14.400 unità. Costituita la Credito Italiano Ireland a Dublino.
 
1997 Aumento del capitale a 1.440 miliardi in seguito all'esercizio dei warrant emessi nel 1994. Alessandro Profumo è nominato amministratore delegato in luogo di Bruno, che rimane vice presidente. Le attività della Finanza vengono organizzate in una struttura dedicata. Iniziano a operare sul territorio le Unità di Private Banking, e viene inaugurato un grande call center a Milano e avviato il servizio di banca telefonica ProntoCredit. Inizia la creazione della MOG (Macchina Operativa di Gruppo) che comprende Organizzazione, Sistemi informativi e Centro servizi. Nasce il sito Internet credit.it . In seguito al mutamento del quadro normativo l'operatività di SimCredit rientra nella banca. Lanciato Genius il primo package di conto corrente italiano, destinato a grande successo.
 
1998 Aggregazione tra il Gruppo Credito Italiano e il Gruppo Unicredito (Cassa di Risparmio di Verona, Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca), scissione parziale di Unicredito nel Credito Italiano, aumento del capitale a 2.340 miliardi e contestuale mutamento del suo nome in UniCredito Italiano. La banca è la prima in Italia per redditività e capitalizzazione di borsa. La quotazione unitaria del titolo è cresciuta di 10 volte dai livelli precedenti la privatizzazione. Cedute le partecipazioni bancarie nella Cattolica di Molfetta e nella Popolare di Spoleto.
 
1999 Viene creata la Divisione Credito Italiano, comprendente tutta la rete domestica, poi scorporata come Banca, con il nome storico di Credito Italiano dal 1° gennaio 2000. Lanciato il prodotto Investor, primo package per la gestione del risparmio.
 
2002 Nasce UniCredit Banca, posseduta al 100% dalla capogruppo UniCredito Italiano: questa banca è il frutto del conferimento in Credito Italiano delle attività e passività delle ex banche federate del Gruppo UniCredito Italiano (Banca CRT, Cariverona, Rolo Banca 1473, Cassamarca, Caritro e CR Trieste), precedentemente fuse in UniCredito Italiano.
 
2003 Nasce UniCredit Banca, la nuova Banca dedicata alla clientela famiglie e piccole imprese di UniCredito Italiano.

 

( fonte: UniNews)